Greenpeace, Legambiente e WWF esprimono grave preoccupazione per le prese di posizione e strumentalizzazioni di questi giorni promossi dall'
Autorità per l'Energia: si tratta di un attacco che mette in discussione il
raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che sono vincolanti.
Una campagna miope e strumentale per almeno due motivi:
1) L'i
mpatto macroeconomico e occupazionale dello
sviluppo delle rinnovabili è rilevante e fa sì
i maggiori costi abbiano effetti netti positivi, oltre che sull'ambiente, anche sull'economia (
da 23 a 27 miliardi di Euro al 2020 secondo lo studio IREX 2010);
2)
Tutto il mondo sta investendo sullerinnovabili, mentre gli investimenti sulle altre tecnologie sono in caduta libera.
L'opinione dell'Autorità, che concentra i suoi sforzi per
ridurre la bolletta sulle rinnovabili, senza invece essere riuscita ad eliminare l'obbrobrio delle assimilate e di altri costi, è contraddetta anche in sede europea, in particolare dalla
Comunicazione della Commissione europea "
Renewable Energy: Progressing towards the 2020 target".
Gli incentivi alle rinnovabili sono l'equivalente civile di quanto hanno fatto per altre tecnologie energetiche i programmi militari e spaziali, cioè incentivi all'innovazione.
Per due
reattori EPR localizzati in un sito, una simile copertura potrebbe comportare oneri fino a
diversi miliardi di Euro. Soldi buttati, sia perché l'energia nucleare sta diventando obsoleta, sia perché gli Italiani il nucleare non lo vogliono, sia perché comunque arriverà tardi e costerà molto, ma molto di più delle rinnovabili. Inoltre, perché l'Autorità non diffonde i dati su quanto ha pagato sinora il contribuente italiano per il nucleare? I costi del passato gravano ancora sulla nostra bolletta, ma questo non scandalizza l'Authority, e a quanto risulta ammontano a circa 400 milioni di Euro l'anno.
Gli ambientalisti notano infine che
i nuclearisti, ancora una volta, non riescono a usare il linguaggio della verità: affermano di non voler essere in competizione con le rinnovabili, e poi attaccano proprio gli incentivi alle rinnovabili. Forse per coprire l'enorme danno economico, oltre che di perdita di tempo, che il nucleare rappresenterebbe per l'Italia.
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