Sharing mobility, è boom di monopattini in condivisione

Pubblicato il: 21/07/2021
Autore: Redazione GreenCity

Rispetto ad altri servizi di mobilità, la sharing mobility è la modalità di trasporto che ha tenuto meglio durante la pandemia, seconda solo alla mobilità individuale. I dati del 2021 in sei città dicono che la sharing già nelle prime due settimane di giugno ha ritrovato i valori medi pre-pandemia e che oggi un veicolo condiviso su tre è un monopattino

In Italia l’emergenza sanitaria ha avuto un impatto enorme sulla mobilità cittadina. Nel 2020 tutte le modalità di trasporto hanno subìto una forte contrazione, causata non solo dai lockdown e dai coprifuochi, ma anche dalle limitazioni agli spostamenti e dallo smart working. In questo scenario la sharing mobility risulta la forma di trasporto che ha resistito meglio rispetto alle altre modalità, segnando anche picchi di crescita inaspettati come nel caso dei monopattini. Complessivamente il suo calo annuale complessivo per quanto riguarda le percorrenze è stato del 30,6%, inferiore rispetto ad altri servizi di mobilità, come quello ferroviario regionale o ad alta velocità o il servizio di trasporto aereo, calati rispettivamente del 38%, 66% e 69%.

Questo è quanto emerso dall’ Osservatorio Nazionale sulla sharing mobility, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica, dal Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e composto dagli operatori di sharing, dalle amministrazioni cittadine e dai centri di ricerca, che ha anticipato anche alcuni dati del 2021 in sei città. Dai dati emerge che l’uso di tutti i servizi di sharing è cresciuto sensibilmente nel 2021 ritrovando nelle prime due settimane di giugno i valori medi pre-pandemia (media 2019) e che lo scootersharing è il servizio che ha recuperato terreno più velocemente, seguito dal bike sharing e, ultimo, dal car sharing.

La mobilità individuale è quella che, tra tutte le soluzioni a disposizione, ha subìto il calo meno importante. L’indicatore del consumo di carburanti utilizzati nel trasporto stradale ha segnato un calo nel 2020 rispetto al 2019 pari al 17,7%. Stime effettuate attraverso i dati ricavati da diverse piattaforme digitali indicano cali dello stesso ordine di grandezza. Nel quadro della collaborazione con l’OSM, la piattaforma di navigazione Waze, per esempio, ha stimato che la riduzione degli spostamenti con l’auto di proprietà abbia toccato nel 2020, sempre rispetto al 2019, il -20,3%.

L’insieme dei servizi di sharing mobility ha sperimentato un calo annuale complessivo delle percorrenze solo del -30,6%, inferiore rispetto ad altri servizi di mobilità, il che dimostra come la sharing mobility sia fortemente consolidata nelle città italiane e nelle abitudini di chi la sceglie ogni giorno tra altre soluzioni di mobilità. Questo minore calo in parte si spiega anche con l’avvento nelle città italiane del nuovo servizio di monopattini in sharing, i quali, pur apparendo in un contesto così critico, hanno dimostrato una grande espansione d’offerta in termini di veicoli, operatori e città servite e un forte gradimento da parte degli utenti. Al 31/12/2020 erano presenti in Italia ben 158 servizi di sharing mobility, il triplo del 2015, quando l’Osservatorio ha iniziato le sue rilevazioni.

La domanda di carsharing è quella che ha risentito maggiormente delle restrizioni alla mobilità, ma in maniera differenziata tra servizi “free-floating” (-42%) e servizi “station-based” (-32%). Il calo del carsharing non si spiega con la paura dell’utilizzo di un’auto non sanificata, ma col venir meno di alcuni segmenti di domanda tipici di questo servizio, scomparsi col lockdown e le chiusure. Ecco che la ricerca di altri segmenti di domanda, come per esempio l’uso dell’auto nel week-end, ha fatto crescere del 25% su base annua la durata del noleggio, raggiungendo i 40 minuti medi a noleggio.

Per quanto riguarda il bikesharing, sono 1.300 le biciclette in sharing in più nelle città italiane con la quota delle elettriche che ha oramai superato il 30%. Si conferma la minore vitalità dei servizi di bikesharing a stazioni, che, oltre a perdere qualche posizione in termini di diffusione (chiude il servizio di Mantova e Venezia) sconta anche un lieve calo nel numero di veicoli in flotta rispetto al 2019. Sulla variazione percentuale negativa dei noleggi del bikesharing (-55%) pesa una generale riconfigurazione del mercato in cui probabilmente ha anche un ruolo la concorrenza esercitata dai nuovi servizi di monopattini in sharing, in particolare negli spostamenti brevi e brevissimi, ma anche la minore presenza di mobilità studentesca e di pendolari, tra i segmenti di clientela più importanti cui si rivolge questa tipologia di servizio di sharing.

Il terzo servizio di micromobilità, lo scootersharing, è caratterizzato da performance migliori rispetto al bikesharing. Da una parte l’offerta di veicoli e iscrizioni aumenta (+ 45% e +30%) dall’altra, in termini d’utilizzo, lo scootersharing è il servizio, tra quelli già presenti e consolidati nel 2019, che perde meno noleggi su base annua (-25%). Si tratta poi di un servizio che è oramai quasi interamente elettrificato e la cui diffusione territoriale coinvolge prevalentemente le grandi città italiane (Roma, Milano, Torino, Genova, Firenze), dove è comunque molto intenso anche l’uso dello scooter di proprietà.

Il monopattino in condivisione ha cambiato il volto della sharing mobility in Italia. Ormai un veicolo condiviso su tre è un monopattino. Arrivati in Italia sul finire del 2019, i servizi di monopattino in sharing realizzano numeri senza precedenti nell’anno della pandemia, diventando in 12 mesi il servizio più diffuso in Italia, quello più presente nelle città del Sud, quello con più veicoli operativi sulle strade, nonché quello che realizza il maggior numero di noleggi nel 2020. Nel 2020 sono stati compiuti 7,4 milioni di noleggi in monopattino e percorsi 14,4 milioni di chilometri. Rispetto al 2019, nel 2020 aumenta la durata (12,1 minuti) e la distanza dei noleggi (1,8 km) effettuati con questo nuovo tipo di veicolo. Questa novità, anche tenendo conto della congiuntura molto negativa, non ha precedenti nel panorama della sharing italiana per proporzioni, ha portato anche alla ribalta la scarsità delle infrastrutture disponibili, l’assenza di parcheggi dedicati per i mezzi più leggeri e la necessità di governare il sistema della mobilità urbana, garantendo spazio e sicurezza a tutte le modalità e i mezzi di trasporto.


I primi dati 2021 in sei città
Oltre ai dati relativi al 2020, l’Osservatorio, ha presentato anche una sintesi dei dati relativi all’anno in corso, un nuovo strumento d’analisi più immediato e sintetico, dal nome Snap Sharing 2021. L’analisi in questo caso riguarda i servizi di sharing mobility in sei città italiane (Torino, Milano, Bologna, Roma, Cagliari e Palermo) nei primi sei mesi dell’anno. Complessivamente in tutte le città, l’uso di tutti i servizi di sharing è cresciuto sensibilmente nel 2021 ritrovando nelle prime due settimane di giugno i valori medi pre-pandemia (media 2019). Lo scootersharing è il servizio che ha recuperato terreno più velocemente, seguito dal bike sharing e, ultimo, dal car sharing.

A Bologna e Cagliari il servizio di carsharing riprende i valori del 2019 nel mese di giugno, in alcuni casi anche superandoli, facendo molto meglio della media italiana. Palermo è la città che supera i valori medi del 2019 per tutti i servizi di sharing disponibili in città, mentre Torino, tra le grandi città italiane, è quella in cui i servizi di bike e carsharing tendono a recuperare con minore vigore. Come a Milano, che conferma i trend positivi, anche a Roma l’andamento del servizio di bikesharing recupera i noleggi del 2019. Dopo anni in cui la bicicletta condivisa era la grande assente sulle strade romane, il modello del bikesharing della Capitale sta cominciando a funzionare bene, anche per quanto riguarda l’impatto della presenza di biciclette in free-floating sul caotico scenario delle strade romane.

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Categorie: Mobilità

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